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Scena 2






 




 




 

 
Ci sono dei libri sui leggii sparsi qua e là con armonia febbrile: La scienza delle fate di Alones, Viaggio sulla cordigliera orizzontale. Ma non avevano mai visto fate, né scorte all’orizzonte le cime livellate percorse dalla spedizione Targand, incaricata di studiare le articolazioni geogratriche del Luogo, e di stabilire direzioni, altezze, profondità in un mondo piatto allo sguardo, dove né astri né venti di luce potevano aiutare a conferire una dimensione misurabile allo spazio e al tempo. Le prigioniere si domandavano se all’esterno, sotto di loro, avessero fatto tesoro delle indicazioni della spedizione. Se solo loro fossero cioè ora in quella situazione di totale estraneità, di esilio senza fine, o se tutti gli altri fossero ripiombati nella dimenticanza. Non lo sapevano, perché non avevano mai visto gli altri, gli Esterni, e ormai giungevano addirittura a dubitare della loro esistenza, non fosse stato per un indizio inequivocabile: i fiori di sabbia lucente che all’alba di ogni nuovo Visibile comparivano – spiegandosi le ali dei loro occhi – al centro esatto della stanza. Ciò che per prima cosa i loro occhi al risveglio scorgevano, era l’antico mosaico sulla volta della stanza. Illustrava la famosa storia dell’arciere azzurro e del fido taglialegna Urgond, uniti nell’impresa di liberare una principessa dai capelli biondi come il grano maturo, prigioniera nel suo muto castello. Fermava il momento in cui i capelli della principessa guizzavano nel vento di tempesta assumendo la stessa aguzza conformazione dei fulmini che abbattevano la torre carceraria. Ne discutevano spesso, formulando ipotesi destinate a non poter mai avere verifica. Fantasticavano su ciò che avrebbero fatto se avessero un giorno lasciato la torre. L’idea era affascinante e paurosa al tempo, non sapendo come potessero essere i fondamenti di una vita diversa da quella. Già ciò che si celava negli altri piani della torre era argomento misterioso quant’altri mai, e avrebbero solo potuto supporre scale e contorti corridoi che conducessero giù alle grotte risonanti nel buio, di cui avevano letto negli annali dei Primi Costruttori, particolarmente accurati nella descrizione della loro formazione al tempo del Ghiaccio che ride. Ma già le idee di corridoio e scala erano fuori dalla portata cognitiva delle principesse blu, per il semplice motivo che mai l’avevano veduti. Conservavano pertanto una vaga consapevolezza di questi luoghi oscuri che si celavano sotto di loro, e che loro, abituate alla stanza enorme ed esposta da ogni punto del cerchio alla luce, non avrebbero mai avuto il coraggio di sfidare.




 



Pubblicato il 17/9/2004 alle 14.40 nella rubrica La torre blu.

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